jump to navigation

MENO UNO – ZERO !!!!!!! Agosto 31, 2006

Posted by otrantolab in Uncategorized.
6 comments

Due in uno.  Sioriiiiiii e Sioreeeeee oggi Post scontato! Lo si da via per nullaaaaa

Come nelle migliori tradizioni narrative, l’epilogo dovrebbe essere un passaggio carico di significati e conclusioni. Temo pero’ che deludero’ anche i lettori meno esigenti. A questi appuntamenti generalmente arrivo in ritardo. Sara’ ansia da prestazione? Meglio il basso profilo.

Comunque due cose le dovro’ pur dire.

E’ stato veramente un viaggio notevole. Un paese incredibilmente bello abitato da gente straordinaria. Lo so, scontato e retorico. Sugli sconti vi avevo avvertito all’inizio e senza retorica che mondo sarebbe? Asciutto come un nervo teso. Preferisco le alterazioni bucoliche, gli eccessi, i carnevali e i lazzi (lo so, questo si era capito).  

I Vietnamiti sono esili ma forti, il vento difficilmente li piega. Il fatalismo lucido che si intravede nelle rughe di umanita’ diffusa, non e’ mai nichilismo fonte di assenza ma puro coraggio. Fuso e colato in stampi adattati con amore artigianale, garantisce aereodinamicita’. Ecco, nella borsa come souvenir del viaggio, ne piego un paio di questi vestiti. Spero di essere in grado di indossarli ogni tanto. Ne servono parecchi di strati per rompere il ferro impalpabile che struttura le gabbie nel nostro lato di globo. Nel taschino sarebbe utile metterci anche un bel paio di occhiali con cui sorvegliare attentamente le nostre mani che, talvolta, consapevolmente o meno, contribuiscono a costruirle (dentro o fuori di noi).

Concludo con ottimismo, va’: da quaggiu’ sono davvero evidenti le potenzialita’ umane. Adattamento, slancio e avanzamento sono nelle nostre corde anche davanti all’impossibile (sull’oggettivita’ dell’ “impossibile” seguira’ un apposito trattato nel consueto mix di banalita’ e insopportabile retorica tanto amato, quanto meno da me!). Mi / Vi auguro elasticita’ al vento e resistenza alla pioggia!

Con il Vietnam nel cuore

sempre vostro

Nano Nano

P.s. Ricomincio da San Giovanni?

MENO DUE Agosto 30, 2006

Posted by otrantolab in Uncategorized.
4 comments

Allora, mattina interrata come formiche.

CU CHI: nei pressi di  H.C.M.C. dal ‘60 al ‘75 (anche se una parte e’ preesistente ed utilizzata  nel conflitto contro i francesi) e’ stata scavata una infinita rete di cunicoli sotterranei distesa su ben 200 km. Gli scavatori erano dotati di un cestino in paglia e di una specie di paletta. Giorno dopo giorno e notte dopo notte hanno ricreato una citta’ sotterranea sino alle porte di Saigon. Quest’area dal 1970 e’ stata dichiarata “zona di fuoco libero” ovvero tutti, ma proprio tutti, quelli che rientravano da una missione erano tenuti a scaricare qui le munizioni rimanenti (bombe/napalm/defolianti di varia natura). Si poteva sparare su  tutto cio’ che si muoveva. Loro stavano sei metri sotto terra. Tre livelli. Cucina, dormitori, ospedale munito di sala parto (ho conosciuto una tipa nata del dedalo) e  sale riunioni. Raccoglievano le bombe inesplose e le riciclavano per farne mine anticarro. Progettavano e costruivano trappole medioevali con lance e corde. Cosi’ il Viet Minh ha piegato per la prima volta nella storia il ciclope coi jeans (nulla di personale contro il capo di abbigliamento).

I cunicoli sfruttavano per l’aereazione i numerosi nidi di termiti presenti sul terreno, dall’interno vi piantavano del bambu’ in modo tale da poterli rendere sia invisibili che protetti dalla pioggia.

Gli ingressi erano minuscoli, immaginate due libri in economica einaudi uno a fianco all’altro. Questo e’ un tipico esempio di come si trasforma una debolezza in un punto di forza: I Viet erano pelle e ossa perche’ malnutriti. Una evidente inferiorita’ fisica rispetto ai ragazzotti cresciuti a bistecche e’ stata tramutata in un vantaggio scavando passaggi ed ingressi strettissimi. Cio’ impediva ai cosidetti rat hunters (cosidetti dai gringos stessi of course) di gironzolare allegramente nei sotterranei della rete. La forza e’ relativa. Sembra essere una conferma empirica di come (filosofeggiando per banalita’  sulla scorta di una qualche rivista divulgativa a fascicoli acquistata in edicola) le specificita’ e le differenze siano tutte  assolutamente neutrali, prive di una determinata attribuzione valoriale. Dipende da come vengono usate/contestualizzate se si tramutano in forza/valore o in debolezza/dispersione.

La guida ci ha offerto un breve passaggio in uno di questi cunicoli. Ci dice “solo 10 metri”. Mi dico “solo 10 metri!”. Beh sono stati i dieci metri piu’ lunghi della mia vita. Strettissimo, per avanzare ho provato a stare accucciato (come nelle foto antistanti l’ingresso) ma ben presto mi sono spalmato a carponi. Mancava l’aria. La luce andava e veniva. Insomma vi assicuro che e’ una roba da far venire la claustrofobia pure a uno speleologo. Eravamo incolonnati e davanti a me uno stronzo di spagnolo si fermava ogni cinque secondi per autofotografarsi nel buio. Chissa’ cosa esprimeva la mia faccia nella foto. Il caldo aumentava. Dietro di me una signora Taiwanese sui 50 incominciava a chiedere se qualcuno aveva una cardio aspirina. Il tunnel non era dritto, ogni due metri una curva ad angolo retto. Perche’? Boh!

Curva – fotografia – cardioaspirina – curva e alla fine luce fu!

Fuori cucina da campo in stile vietcong del ‘75, magiato patate lesse  in stile vietcong del ‘75 e bevuto the verde del medesimo stile ed anno.

A 50 metri un poligono: poveri coglioni possono affittare un Ak 47 o un M (nun me ricordo il numero) e rivivere l’ebbrezza del conflitto. Peccato che il realismo del napalm non gli bruci appena appena il culo terminata l’esercitazione (nulla di grave, solo una leggera sfiammatella). Potrebbe aggiungere un non so che di Vietnam del ‘75 ai turisti in cerca di emozioni forti.  

Ora sono in citta’. Assalito dalla solita pioggia mi sono rifugiato in un punto informatizzato.

A domani

H.C.M.C., Vietnam Meridionale, Pianeta Terra

Nano Nano

MENO TRE Agosto 29, 2006

Posted by otrantolab in Uncategorized.
6 comments

Ne mancano tre di giorni al rientro.

Io intando sto girovagando a culo in questo posto incasinatissimo. Devo ammettere che dopo quattro giorni immerso in questo lavacro di decibel sparati ad altezza uomo, incomincio a patire degli effetti non propriamente positivi:

- Notevole diminuzione della capacita’ uditiva. Gia’ stavo sulla buona strada ma ora ho proprio bisogno del famoso cornetto di rame. Se ne vedono parecchi in giro. Prossimo acquisto.

- Mal di testa incipiente. Appena alzato ho la sensazione che un cyclo carico di turisti americani obesi si sia divertito a transitare sulle tempie tutta la notte.

- Paranoia da attraversamento. Non so piu’ dove guardare. Attraversando sento le pupille che cercano uno spazio inesistente per riuscire a vedere a 360 gradi.

- Sudorazione irrefrenabile e lingua felpata da smog. E dire che sul lungo tevere in moto mi sembra di stare sulle alpi. Credevo di essere abituato alla pollution, invece……

A parte le lamentazioni da anziana nella telefonata mattutina alla comare (detta anche “lista degli acciacchi”) va tutto bene. Ieri sono stato in un posto surreale: il giardino botanico con annesso Zoo. In realta’ puntavo al museo della storia ma aime’ il lunedi’ e’ chiuso. Ho quindi ripiegato sul parco sperando in un oasi protetta da inquinamento acustico. Trovata? Direi di no visto che c’erano delle scimmie nevrotiche urlanti (vorrei vedere voi in 4 metri quadri sporchi come il cesso del noto campeggio “Malapezza”). Il posto e’ talmente squallido da risultare affascinante. Non si capisce una mazza sul tipo di piante presenti. Mentre gli animali sono piuttosto riconoscibili (per un maestro come me che ha finito ben tre album di figurine alla tenera eta’ di 12 anni). Il cielo d’un tratto si e’ fatto viola. La pioggia era il meno che ci si potesse aspettare. Quindi mi sono diretto verso il celebre Hotel Rex, luogo di intrighi internazionali durante la guerra nonche’ residenza degli alti ufficiali usa. Terrazza super cafona munita di enorme corona di plastica fiammeggiante di lucine. Da qui, sorseggiando un pastis, ho assistito al temporale del secolo. Quattro ore di pioggia incessante che ammaccava le macchine. Appena finito, in strada, le automobili galleggiavano (piu’ o meno). Sono giunto in albergo in canoa dove sono crollato. Capisco che la microfisica dei miei racconti si sia fatta lievemente intimista e quindi poco interessante. Ma che dire? I miei giri sono minati dalla poca resistenza. Cerchero’ di fare di meglio.

Da H.C.M..C., Sud Vietnam, Pianeta Terra

Nano Nano 

NON POTETE CEDERE CIO’ CHE NON E’ VOSTRO Agosto 27, 2006

Posted by otrantolab in Uncategorized.
4 comments

Mattinata passata al Palazzo della riunificazione. In uno stile architettonico moderno, l’edificio simbolo del governo sud vietnamita e’ rimasto assolutamente identico a come era il 30 aprile 1975. Come gia’ evidenziato (vedi post precedente), fu proprio verso questo edificio che si diressero le truppe corrazzate dell’esercito di liberazione appena entrate a Saigon. Dopo aver divelto i cancelli di ferro battuto, un soldato irruppe nel palazzo, sali’ le scale e, dal balcone del quarto piano, dispego’ la bandiera vietcong. Nella decoratissima sala delle udienze, al secondo piano, il generale Minh (quello con un cerino grosso come una quercia non propriamente in mano), capo dello stato da appena 43 ore, era in attesa con il suo consiglio dei ministri  “Vi aspetto da questa mattina presto per rimettervi i poteri” disse al primo ufficiale che entro’ nella stanza. “Un passaggio di poteri e’ fuori discussione” rispose il militare. “Non potete cedere cio’ che non e’ vostro!”. Fine del discorso.

Nel 1868 (sempre citando a memoria e sempre “ha ha ha”) questo palazzo e’ stato la residenza del governatore francese della Cocincina. Quando i galli se ne andarono, vi si insedio’ il presidente sud vietnamita Ngo Dinh Diem. Mr Diem non era quello che si dice un presidente tanto amato, anzi. Nel 1962 la sua stessa aviazione (in particolare un alto ufficiale che aderi’ alla causa viet minh) bombardo’ il palazzo nel tentativo, non riuscito, di ucciderlo. L’aereo del suddetto ufficiale e’ gelosamente custodito nei giardini antistanti il palazzo. Dopo tale increscioso incidente al presidente Diem venne una leggera paranoia e fece costruire un bunker sotto terra (veramente angosciante). I lavori finirono nel 1966 ma purtroppo il presidente tanto amato venne assassinato dalle sue truppe tre anni prima.

L’interno e’ elegante ma al contempo sobrio. Non manca nulla: sale riunioni enormi, gli appartamenti presidenziali (muniti di modellini di barche, code di cavallo, zampe di elefante mozzate e la collezione completa di Topolino), la stanza da gioco (biliardino incluso),  la sala proiezioni, l’eliporto, la sala da ballo e il casino’.

Nel pomeriggio mi sono portato a nord-est per visitare il quartiere cinese: Cholon. Navigando tra la marea umana ho scoperto un posto assurdo. La piu’ grande china town del mondo (dopo Pechino). Occupanti per mille anni prima e marginalizzati poi, i cinesi sono lentamente ritornati per fare businnes. Nel groviglio bio meccanico (uomo-motorino) sono entrato nel mercato coperto di Binh Tay. Tre piani, mezzanini e ballatoio che circonda l’intero edificio: un dedalo infinito dove non esiste centimetroquadro utilizzato o abitato. Si trova di tutto.  Per i tre quarti del cibo (quantomeno presumo essere tale) non sono stato in grado di dare una minima definizione. Bambini portavano al guinzaglio granchi giganti, i quali storditi e confusi abbaiavano al suono dei tamburi di rame fatti vibrare da un vecchio sul quale inciampava una cicciona che portava vasi con piante semicarnivore attratte dalla carne di serpente appesa ad una feritoria ad essiccare. Intorno oggetti e persone roteavano. Che meraviglia. Come vedere un film all’interno di una lavatrice. 

Per oggi e’ piu’ meno tutto, a domani. 

H.C.M.C., Vietnam Meridionale, Pianeta Terra

Nano Nano

CORREVA L’ANNO 1975… Agosto 26, 2006

Posted by otrantolab in Uncategorized.
add a comment

Cito a memoria (ha ha ha):

Rispetto alla millenaria Hanoi, Saigon e’ giovanissima: conta infatti solo trecento anni. Ho Chi Minh City e’ ancora piu’ giovane: correva l’anno 1975, primo maggio del ‘75, quando fu ribattezzata Thanh Pho Ho Chi Minh (la citta’ di Ho Chi Minh) su istanza del Comitato di Gestione Provvisorio. Ventiquattro ore prima di questo cambio toponomico, il mattino del 30 aprile, la gloriosa 203a divisione blindata dell’esercito nordvietnamita comandata dal generale VAN TIEN DUNG era entrata a Saigon. Alle ore 8 e 20 di quel medesimo mattino, un elicottero nord americano accendeva con una certa frettolina i rotori decollando dal tetto dell’ambasciata USA e alle 9 e 20 il generale Duong Van Minh, eletto presidente del Vietnam del Sud da tre giorni (eppoi noi ci permettiamo di usare ancora la metafora del cerino acceso) lanciava un appello per il cessate il fuoco. Alle 10 e 45 il primo blindato della suddetta divisione Viet abbatteva il cancello del Palazzo Presidenziale e alle 11 e 30 Bui Quan Than, comandante della compagnia, spiegava la bandiera del Fronte di Liberazione Nazionale dal balcone del quarto piano. Gli abitanti di My Lai (500 civili sterminati dalle civilissime truppe stellestriscianti), quelli di Kim Phuc (480) e di Trang Bang (280) insieme a tanti altri, non poterono assistere a quel momento storico. Alle 13 e 20 Duong Van Minh fece un ultimo discorso radiofonico “dichiaro che il governo di Saigon e’ completamente sciolto. A qualunque livello”. GIAI PHONG: la liberazione di Saigon. Dopo ventinove anni di guerra si era compiuta Giai Phong. Zion era libera. Alle 16 di quello stesso lunghissimo giorno, l’allora segretario di stato americano Mr Henry Kissinger tenne una conferenza stampa con il consueto aplomb, annunciando la caduta di Saigon (chi c’era racconta solo di un lieve ma anomalo tic all’occhio destro).

Mattina a zonzo. Delirio delirante. I motorini sono ovunque, su strade, scale, androni, balconi, bagni, vasche da bagno et similia. Innanzi tutto ho tentato di pacificare i bollori di un autoctono alla guida di un motorello su cui trasportava un motore da trattore legato al posto del passeggero. Dinamica: strada vuota, puntino nero all’orizzonte. Attraverso. Mi punta. Mi fermo. Non cambia direzione allora avanzo. Lui invece la cambia e mi aripunta. Mi arifermo. Lui mi inchioda sui lacci delle scarpe con una faccia disgustata. Era nervoso. Capita anche ai migliori trasportatori di motori diesel su motorini. Eppoi devo confessare che ogni tanto anche io, quando torno dal lavoro e mi girano le palle, aspetto ardentemente di arrivare a Piazza Venezia per incrociare qualche blond tourist angloparlante e poter cosi’ ritardare un pochetto la frenata. Solamente un dettaglio: non sono biondo e il mio inglese fa cagare.

Cattedrale di Notre Dame: sede arcivescovile vietnamita. Veramente prescindibile. Costruzione di fine ottocento in puro stile neoromantico. La salva solamente il fatto che e’ situata nel bel mezzo del piu’ assurdo meltingpot architettonico mai visto. Grattacieli vetrati a specchio, palazzi coloniali, cubici edifici in cemento armato e palazzoni soviet di un razionalismo d’importazione.

La Posta centrale: bellissima. Costruita da messieur Gustave Eiffel, realizzata nel 1891 con una immensa armatura metallica. L’interno, veramente vasto, e’ simile ad una stazione ferroviaria: grandi ventilatori a pale sul soffitto e sul fondo (dulcis) un enorme ritratto dello Zio  HO che, con un sorriso sornione, si chiede cazzo ci fai in un posto cosi’ con tanti internet point in giro. Glielo spiego: ogni bancone e’ dotato di una enorme ciotola di colla e pennellino per chiudere e affrancare le lettere, io adoro la coccoina sin dalla seconda elementare, ergo mi sono messo a sniffare le ciotoline saltellando come un cane da tartufo…….vi assicuro che l’effetto non e’ il medesimo delle colle sintetiche tanto amate nelle periferie sud – americane.

Eppoi mi sono ritrovato nei giardini centrali dove alle ore 18 e 30 tutta H.C.M.C. si riversa per fare sport. Devo dire che il confine tra lo Sport (maiuscola sulla S, sinonimo di abnegazione e di maschio edonismo) e il ludibrio e’ assolutamente sottile. Infatti a parte qualche torzioncina del busto appena accennata, invece di strafannarsi di fatica a correre (da noi gli ipocriti parlano di salute mentre gli onesti gia’ assaporano un qualche commento positivo sulla propria tonicita’) giocano a Volano, lo sport con le racchettine fini fini fini. E si spaccano di risate. Sulla mia destra scorgo un’altra specie di volano, senza racchette. Si calcia con i piedi una molla piumata: TONH. Non resisto, ne compro una e con la scusa di farmi vedere come si usa costringo il commerciante ambulante a giocare con me un’oretta. Pur di venderla mi ha tirato la molla centosessanta volte mentre io mi limitavo a rilevare ad ogni calcio quanto differiva la direzione scelta con quella effettivamente presa dal Tonh.

Cari tutti che dire….giornata piena…….a domani

Da H.C.M.C., Vietnam Meridionale, Pianeta Terra

NANO NANO

PAROLE PAROLE PAROLE, SOLTANTO PAROLE, PAROLE TRA NOI… Agosto 25, 2006

Posted by otrantolab in Uncategorized.
1 comment so far

HO CHI MINH CITY, eccomi arrivato.

Tanto per tenervi aggiornato sui campionamenti musicali che mi capita di registrare, nel pulman che mi ha condotto a destinazione ho avuto la fortuna di ascoltare il capolavoro di Mina e Alberto Lupo donato al mondo nell’oramai lontano 1971. In versione maschile. In Vietnamita. Veramente E C C E Z Z I U N A L E !!!!!! Se riesco ad impossessarmi di una copia sono sicuro che diventera’ un tormentone in Italia. Peraltro, dopo la Rossi, ne devo dedurre che i tenaci abitanti di queste terre sono assai legati al verbo nonche’ all’atto comunicativo in genere. Non mi dovrei stupire. Infatti ho gia’ profuso utilissime informazioni sull’uso del clacson. La “parola”, come il clacson, ci indica la fame relazionale di questo paese che sta cercando in ogni modo di trovare un alternativa “alta” tra la burocrazia post sovietizzante e l’avversione (a volte, vi assicuro, inconscia) del neolibersimo in salsa tigrata. Nuovi cicli di lotta si stagliano all’orizzonte e la moltitudine vietnamita sta affinando le armi della comunicazione quale tavola da surf per praticare in termini massivi il glorioso esodo verso forme sperimentali di autorganizzazione dal basso di una societa’ altra. Da questo lembo di Asia ne vedremo delle belle.

H.C.M.C. (questo e’ l’acronimo comunemente utilizzato) e’ una citta’ rizomatica. Caotica. Enorme. Macchine, luci, suoni e motorini sono un’unica identita’. Immerso in questo  pastone semi liquido ti lasci trasportare. La meta la decide sempre la citta’. Certo, suggerimenti sono bene accetti. Ma in quanto tali soventemente disattesi. Tagliolini in brodo questa sera. Zuppa nazional popolare chiamata PHO (si pronuncia FO, l’ho capito solo dopo 25 giorni). Calda, ma veramente calda, rende uniforme la temperatura esterna con quella interna. Tale equilibrio consente di sperimentare curiose percezioni di atermicita’. Prossimo esperimento: bere un The bollente alle 14 a Capocotta in mezzo alla fauna che la abita. Sono sicuro che non saro’ cosi’ piu’ costretto ad immergermi negli stafilococchi refrigeranti. Alla faccia delle industrie farmaceutiche che si sollazzano innanzi ad ogni meravigliosa dermatite.

Cari tutti, che dire, sono appena arrivato ma mi sento gia’ a casa. La natura semi incontaminata delle spiaggie biancastre stava incominciando a darmi sui nervi. Alla fine la natura e’ sempre la natura. Dopo un po’ rompe i coglioni. O forse la natura non c’entra nulla, e’ solo colpa di quegli sboroni occidentali che si fanno le  mesh e automaticamente gli viene il ghiribizzo di  fare Kite Surf, la mutanda al vento di cui parlavo nel post precedente. Magari bucarla fosse cosi’ facile come per il pallone o i bonghi. Mi fanno quasi rimpiangere i critical massoni.

Che dire di piu’?

Domani vado in escursione e sono sicuro che qualche dettaglio assolutamente inutile riusciro’ a scovarlo.

Da H.C.M.C., Vietnam Merdionale, Pianeta Terra

NANO NANO 

DAMMI TRE PAROLE…. Agosto 24, 2006

Posted by otrantolab in Uncategorized.
3 comments

Pazzesco, in fatto di musica non si puo’ certo dire che la popolazione locale ha un palato finissimo. Almento per quanto riguarda la selezione di musica occidentale che capita di ascoltare nei luoghi pubblici. La Rossi spopolava (notavo un leggero battito di piedi degli occasionali avventori) in un baretto sperduto nel nulla.

Come anticipato oggi ho affittato il motorino e mi sono recato alle dune bianche e rosse nei pressi di Mui Ne. Imponenti distese di sabbia finissima. Appena arrivato sono stato accolto da un crocchio di mocciosi molto simpatici. Hanno preso un pezzo di plastica munito di corda e si sono offerti di farmi da guida. Nel mezzo di una pinetina si sono fermati e mi hanno spiegato che inconsapevolmente avevo affittato uno slittino da sabbia(ndr il pezzo di plastica) chiedendomi il relativo canone. Ho cosi’ raggiunto il sinai verso le 13 ora locale. Un caldo bestia. Arrivati al punto piu’ altro, circa una trentina di metri, i giovani mi fanno capire che e’ il posto migliore ove sperimentare le prodezze stilistiche che il mezzo consente. Mi dicono di lanciarmi di testa. Sara’ stato il caldo ma gli ho dato retta. Non ho capito bene cosa e’ successo, sono piombato giu’ a slavina ritrovandomi in fondo al dirupo con la bocca ricolma di arena. Sulla scorta dei pareri raccolti a posteriori, avrei omesso di rialzare con la cordicella la parte anteriore della slitta. Mi sono cosi’ impuntato, di slitta e  di testa. La gravita’ ha fatto il resto.

Successivamente sono stato sfidato dai giovani ad un gioco di abilita’. Ci si siede con dei legni difronte. Si lancia in aria un sasso e nell’arco temporale della traiettoria del bolide si raccoglie un legno alla volta. Credo che una roba simile sia diffusa anche in Italia.  Sembra una cazzata.  Provateci e vedrete.

Mi sono rimesso in marcia ed ho raggiunto le dune virate di rosso.  Veramente belle. Una roba che richiama fortemente il notissimo film di Lynch.

Cio’ detto domani mi muvo verso Ho Chi Minh City, inziando lo Show Down per il rientro.

Da Mui Ne, Vietnam Meridionale, Pianeta Terra

Nano Nano

SVACCO Agosto 23, 2006

Posted by otrantolab in Uncategorized.
2 comments

Uela’

Francamente sto scrivendo con la netta sensazione di non avere nulla da dire.

Le giornate trascorrono molli tra un bagno ed una spremuta di mango. La piu’ grande preoccupazione consiste nel pulire con attenzione le lenti degli occhiali da sole appannate dalla salsedine. Altrimenti leggere risulta difficile.

Ah, ecco la mirabile avventura che vi posso raccontare: verso le 15 decido che e’ ora di prendere una iniziativa che sia una e mi predispongo psicologicamente a fare una passeggiata lungo la spiaggia. Dovete sapere che qui i pescatori usano lasciare ormeggiata la barca ad una buona distanza dalla riva. Per raggiungerla nonche’ per depositare e ritirare le reti, usano un curioso “tender”, una specie di insalatiera di paglia intrecciata. La navigazione e’ consentita da un solo remo che viene agito per torsione (e’ na roba complicata ma appena posso scarico foto delucidative). Insomma mi ritrovo micio micio sulla battigia quando dei pescatori mi chiamano e dopo un quarto d’ora capisco che mi stanno chiedendo un aiuto per issare 4 scodelle su di una piattaforma di legno. Ecco, se fossero state di marmo sarebbe stata una operazione piu’ agevole. Ci sono rimasto schiacciato sotto tre volte. Ho fatto veramente una figura di merda. Ridevano tutti, comprese le gentil donzelle che di fianco riparavano le reti. Con l’ego affranto sono andato alla ricerca di un granchio bollito, le cui proprieta’ rinfrancanti non sono state ancora esplorate del tutto.

A parte sta cazzata non saprei cosa aggiungere. Il vento e’ piuttosto forte e le onde rendono il posto assolutamente allettante per i seguaci di quello sport immondo che e’ il Kite surf. Con  tanto di istruttore californiano biondo, tutti offrono corsi per utilizzare sta mutanda al vento con tavola da stiro sotto i piedi. Io nel frattempo sto cercando di convertire le giovani speranze del luogo alla nobile arte delle biglie da spiaggia. Purtroppo non sono stato in grado di reperire gli strumenti di precisione in plastica con ciclista incorporato. Me la sto cavando con dei semi marroni semi sferici.

Sempre in relazione alle suddette giovani speranze, ho assistito ad una partita di calcio sulla spiaggia. Ben 26 giocatori contro 26. Una bolgia assurda. Pero’ e’ da sottolineare come molti fossero dotati di piedi veramente eccellenti. Ho la netta sensazione che il calcio Vietnamita possa esprimere dei grandi giocatori. Tale sensazione mi e’ stata confermata da una serie di partite viste in TI VI (Dong Thap - Halida Thanh Hoa nonche’ Hanoi ACB – Saigon Port), veramente un gran bel giuoco (vi consiglio il seguente sito: www.vff.org.vn ). Qualora mi leggesse il Sig. Prade’ (per cui provo una stima veramente poco rilevante) consiglio vivamente un viaggetto da queste parti. Ora che Montella e’ nella sua fase post matura ci potrebbe servire un furetto in attacco. Ecco un ottimo centravanti: Mr KHOA THANH  che gioca nello PISICO Binh Dinh. Un vero campione !!!!!!!!!!!! 24 anni, 1 e 63 cm di potenza e rapidita’, sguardo sicuro, sorriso stampato in faccia come il noto fantasista sud americano. Calcia con precisione sia di destro che di sinistro. Ama il cucchiaio e ha piu’ volte dichiarato alla stampa che il suo sogno e’ venire a giocare nella Capitale al cospetto di Francesco.

Ve lo presento:

 

 A Prade’ datte na mossa. Ma subito!

Domani penso di affittare il motorello e andare alla ricerca di alcune dune piuttosto famose da queste parti.

NANO NANO

TRA LA VIA EMILIA E LA VIA “LE LOI” Agosto 22, 2006

Posted by otrantolab in Uncategorized.
add a comment

Ciao Orson, ciao eventuali annoiati lettori di passaggio,

La Graaaaande preparazione per la partenza da Hoi An era prevista per le 18.

Durante la sosta in questa ridente cittadina il mio carico si e’ grandemente espanso. Ora giro con zaino, zainetto e una casa di mattoni con le rotelle. Ci  ho fatto aggiungere anche un gazebo per la pioggia nonche’ un pratico barbacue. Insomma attendo davanti all’albergo, sito appunto in Via Le Loi (onnipresente in ogni dove vi sia un agglomerato con piu’ di quattro baracche, dedicata al celebre condottiero di cui ho profuso utilissime informazioni in uno dei primi post), appena 2 ore. Ad una certa passa un tipo in lambretta che mi dice di aspettare all’angolo del suddetto boulevard. Sposto i tre quintali rotanti. Arrivo all’angolo. Inizia a piovere a strafottere. Aspetto altre due ore. D’un tratto, come avvolto di un alone glittered, percepisco la mistica apparizione. Bus del 1983. Cigolante. Il retro aperto per far prendere aria al motore. Entro,  tutto pieno! Unico posto libero, il confort piu’ assoluto: sedile sulla ruota posteriore destra che consente una dolce posizione fetale.  Lievemente, trascorrono cosi’ 14 ore. L’autista soffriva di un diffuso (qui in vietnam) dismorfismo al rachide della mano destra per cui il pollice non poteva che rimanere premuto sul clacson. 14 ore di “PEEEEEEEEEEEEeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee”. Durante il tragitto notturno si lambiscono le alture che circondano la nota “Dalat”, celeberrima localita’ montana dove gli autoctoni usano recarsi in luna di miele. Strade strette. Sorpassi costanti. Sulla destra c’era sempre qualche Tir che affogava le marce arrancando in salita. Ho preferito tentare di perdere i sensi. Ma la circolazione bloccata e la conseguente assenza di irrogazione sanguigna del cerebro, non ha sortito l’effetto sperato. Ergo: veglia lucida.

Arrivo: Nha Trangh (o una roba simile). Sognavo una dolce localita’ balneare distesa sonnecchiosa su di una baia. Mi ritrovo invece in un mega abuso edilizio (se ci fosse stata una qualche regolamentazione a monte) che richiama fortemente Ha Long City (la baia dei porci in cui ho assistito alle prove generali del Diluvio universale per il settore sud-est asiatico) da 2 milioni e mezzo de abitanti. La risposta emotiva e’ stata fortissima. Puro Flashback.

DIGRESSIONE n.1: In Vietnam non esiste lembo di terra non utilizzato. Coltivazione o pascolo: c’e’ sempre una sorta di continuita’ dell’abitato. Baracche in lamiera, costruzioni cementificate oppure le classiche case di bambu’ e foglie. Operosi come formiche sono sempre all’opra china, sembra quasi a qualsiasi ora del giorno o della notte.

DIGRESSIONE n. 2: mi sono dimenticato di parlarvi di Kim. Un vero soggetto: gestisce un ristorante a HOI An, “IL CAFE’ DES AMI’”. Il cervello completamente bruciato per Brassens (infatti il locale e’ tappezzato di foto del noto cantautore transalpino). Aria da marpione navigato ti accoglie facendoti capire che e’ un grande Chef (dice di aver girato l’europa) e ai grandi chef non e’ consentito nutrire risentimenti di alcun tipo verso la cultura che ti ha portato con la corrente del mare qualche decina di anni di colonizzazione. Ti serve il cibo, lo tagliuzza come dice lui (ad esempio porta del wonton cinese, gli chiedi “e’ wonton?” risponde “no!” poi aggiunge una salsina e dice “ecco ora e’ wonton !”) e aspetta con uno sguardo febbrile che porti alla bocca la prima cucchiaiata. Mastichi. Alzi lo sguardo e lui, con un sorriso imbarazzante, ti invita ad applaudire. Non so se si tratta di autosuggestione ma il cibo mi e’ parso  veramente buonissimo. Fosse anche suggestione ora so che funziona. Invito chiunque voglia farne tesoro ad appropriarsi di tali tecniche psicodinamiche. Potrebbero tornare utili anche ai precari. Pensate al callcenterista: risponde al telefono dice le sue cosette e, terminata la conversazione, si gira verso il capetto con un sorriso smagliante invitandolo all’applauso, “un opera d’arte sta’ telefonata, nevvero?”. Successo assicurato assieme al contratto a tempo indeterminato.

Forte della esperienza fatta per fare esodo dalla baia dei porci, ho sequestrato un tassinaro (a proposito, durante questo viaggio ho nutrito una forte solidarieta’ per i professionisti dello scorazzo motorizzato e, a tal proposito, consiglio a tutti la recensione del saggio sui taxi neviorchesi proposta del mio mentore SALGALALUNA il cui link lo trovate nascosto qui a fianco) e gli ho offerto una somma pari a 20 euri per fuggire insieme verso lidi dal sapore meno Corviali. Lui ha accettato di buon grado asserendo che per quella cifra mi avrebbe portato anche in Italia.  Ed ecco che decido la prossima tappa, Mui Ne! 5 ore de Tacchisi. Arrivo sfranto come un podista cor bypass. Ma arrivo. Altra grande baia. Ma in questo caso tutto l’agglomerato si estende su di unica strada (che stranamente non si chiama Le Loi….ma se cerco scommetto che la trovo, foss’anche un vicolo). Decisamente meglio. Affamato di ristoro, cerco una location confortevole e trovo una specie di “Resort”. Mi sono piazzato in un bungalow munito di tutti i conforts situato proprio sulla spiaggia. Vi giuro che non ce la facevo proprio piu’. Francamente riposante anche se fuori dagli standards politically correct (ma a proposito quali sono? se ne esistono cedo volentieri il testimone alla rettitudine di chi se ne fa alfiere, con i migliori auguri per il suo ego e per la vacuita’ delle scelte puramente estetiche). Cari amici vicini e lontani, il pesce mi aspetta sfrigolante. Penso che spendero’ altri due o tre giorni a fancazzare. Poi sara’ la volta di Ho Chi Minh City. L’ultima tappa.

Da MUI NE, Vietnam meridionale, Pianeta Terra

NANO NANO

O SOLE MIOOOOO Agosto 20, 2006

Posted by otrantolab in Uncategorized.
4 comments

Come avrete notato e’un po’ che non vi tartasso con i miei post. Innanzi tutto vi riporto quanto scritto l”ultimo giorno ad Hue’ (salvato e non pubblicato): 

“Grazie Orson, mattinata eccellente. Fa nulla per il pomeriggio con pinne e boccaglio.

La giornata ha preso inizio con un giro in motobike con il mio grande amico THANG, figlio del proprietario della Guest House dove mi onoro di risiedere. Direzione: le grandi tombe degli imperatori viet dalla meta’ del settecento in poi.

Durante il viaggio ho carpito le seguenti essenziali informazioni che vi riporto:

- “THANG” sta per vittoria. Il giovane e’ venuto al mondo nel 1975. In quell’anno un esercito occupante ha fatto definitivamente le valigie. Come ho gia’ avuto modo di evidenziare il padre ha combattuto contro gli americani. In quell’anno deve aver trovato propizio un nome di tal fatta.

- L’amico mi ha portato al liceo dove il generale Giap ha studiato e dove ha accuratamente lucidato le proprie asce (di guerra) che a tempo debito ha provveduto a disseppellire. Al riguardo mi ha detto che sebbene 95enne se la passa benissimo. Vive ad Hanoi e, quando serve, si incazza ancora. In particolare mi ha raccontato di una visita che il compagnero Chavez gli ha fatto pochi mesi fa. Sembra che il Nostro abbia spiegato al Presidente qualche importante cosuccia su come va il mondo.

Per quanto riguarda la pacchianeria mastodontica delle tombe non ho molto da dire. Alcune davvero impressionanti. Particolarmente bello mi e’ sembrato il mausoleo  di un imperatore (il nome non mi sovviene) che scelse di vivere li’ in attesa del de profundis. La sottile malinconia sottesa a tale gesto sembra debba essere ricondotta al fatto che non poteva avere figli, nonostante fosse circondato da ben 120 mogli. Raffinato poeta, spendeva le sue giornate su un’ascetica pagoda nel mezzo di un laghetto artificiale.”

Tornando all’oggi, sono quattro giorni che mi sono incagliato in puro stile fancazzista a HOI AN. Lussurreggiante cittadina balneare(straturistica) del centro sud. Nota per i tessuti e le botteghe sartoriali. Un vestito su misura ha dei costi assolutamente ridicoli. La mattina si prendono le misure, la sera si fa un controllo e la mattina successiva avviene la consegna. Pero’, eggia’ c’e’ un pero’, la rapidita’ ha un costo umano. La gente che ci lavora fruisce di un riposo AL MESE e lavora per un monte non inferiore alle 14 giornaliere ed un reddito di circa 200 euro mensili. E’ pur vero che non esiste lavoro minorile. Magra consolazione. Si sa che il lavoro nobilita, quando non ammazza (e cio’ capita molto piu’ frequentemente del rafforzamento interiore).

Spiaggia meravigliosa. Enorme, bianca con palmizi di serie. Effettivamente, come un amico mi aveva gia’ accennato, il mare non e’ azzurro caraibi ma  richiama piuttosto un certo verdognolo chiaro. In ogni caso del tutto godibile.

Sulla spiaggia ogni 36 secondi passa una donna/ragazza che offre frutta o massaggi. 

Cosi’ ho  fatto la conoscenza di Misa. 23 anni. E’ rimasta incinta 3 anni fa e, come si usa anche qui, si e’ sposata. Il marito lavorava in una manifattura tessile ma lo scorso anno ha perso la mano destra (da noi si chiama incidente sul lavoro, qui solo incidente). Lei si e’ indebitata all’inverosimile per l’assistenza sanitaria necessaria (come gia’ accennato dal 1995 l’iperliberismo ha fatto carne di porco delle forme di welfeare piu’ basilari). Il governo le ha garantito un sussidio per 4 mesi e poi le ha consigliato di approfittare delle magnifiche sorti e progressive del libero mercato. Il marito non riesce a trovare lavoro. Lei e’ “sotto padrone”. Il capo compra la frutta, lei la vende e ci ricava il 30 per cento. A fine mese? Beh, mediamente racimola 60 euro. Ma quanto costa la vita per una autoctona nata e vissuta in riva al mare? Mi ha spiegato che un pesce sufficiente per un pasto individuale costa circa 1 euro e mezzo (piu’ il riso ovviamente). Visto che deve dar da mangiare anche al figlio e al marito, spende circa 8 – 9 euro al giorno. Capite anche voi che la matematica non e’ dalla sua parte. Vive nella casa di famiglia del marito (35 mq). Tre stanze: una per la madre di lui, una per lei/marito/bambino, e una per il genero. Sogna. Vorrebbe mettere da parte i soldi per comprare un piccolo carrello per vendere vicino alla spiaggia generi alimentari ai turisti e far cosi’ lavorare il marito. Con tenerezza lo chiama negozio.  Anche avendo i soldi il governo le ha detto che le licenze sono sospese perche’ ci sono troppi ambulanti.

Sta seguendo un corso serale giornaliero di inglese. Vorrebbe andare a lavorare in un albergo. Reception preclusa perche’ non ha fatto il liceo. Il massimo a cui puo’ aspirare e’ quindi la lavanderia. Anche qui c’e’ un “pero’”: sia in spiaggia che in albergo si lavora per 15 ore al giorno, ma la differenza e’ che se in spiaggia ti puoi fermare un poco per riposarti nelle magioni a pagamento cio’ non e’ minimamente previsto.

Di queste storie ne senti e ne leggi in ogni dove da quando nasci (peraltro ben piu’ drammatiche di quella appena raccontata). Se hai la fortuna di avere pezzi di te non (completamente) atrofizzati ne soffri anche (a corrente alternata, preso dai tuoi cazzi). Ma quando la storia diventa una faccia, uno sguardo, gesti e voce, beh entri in un’altra dimensione. Lo stomaco va in fiamme. Io non so davvero piu’ se un altro mondo e’ realmente possibile. Certo e’ che bisogna verificarlo in grande fretta. 

Hoi An, Vietnam centro meridionale, Pianeta Terra 

Nano nano.