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TRA LA VIA EMILIA E LA VIA “LE LOI” Agosto 22, 2006

Posted by otrantolab in Uncategorized.
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Ciao Orson, ciao eventuali annoiati lettori di passaggio,

La Graaaaande preparazione per la partenza da Hoi An era prevista per le 18.

Durante la sosta in questa ridente cittadina il mio carico si e’ grandemente espanso. Ora giro con zaino, zainetto e una casa di mattoni con le rotelle. Ci  ho fatto aggiungere anche un gazebo per la pioggia nonche’ un pratico barbacue. Insomma attendo davanti all’albergo, sito appunto in Via Le Loi (onnipresente in ogni dove vi sia un agglomerato con piu’ di quattro baracche, dedicata al celebre condottiero di cui ho profuso utilissime informazioni in uno dei primi post), appena 2 ore. Ad una certa passa un tipo in lambretta che mi dice di aspettare all’angolo del suddetto boulevard. Sposto i tre quintali rotanti. Arrivo all’angolo. Inizia a piovere a strafottere. Aspetto altre due ore. D’un tratto, come avvolto di un alone glittered, percepisco la mistica apparizione. Bus del 1983. Cigolante. Il retro aperto per far prendere aria al motore. Entro,  tutto pieno! Unico posto libero, il confort piu’ assoluto: sedile sulla ruota posteriore destra che consente una dolce posizione fetale.  Lievemente, trascorrono cosi’ 14 ore. L’autista soffriva di un diffuso (qui in vietnam) dismorfismo al rachide della mano destra per cui il pollice non poteva che rimanere premuto sul clacson. 14 ore di “PEEEEEEEEEEEEeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee”. Durante il tragitto notturno si lambiscono le alture che circondano la nota “Dalat”, celeberrima localita’ montana dove gli autoctoni usano recarsi in luna di miele. Strade strette. Sorpassi costanti. Sulla destra c’era sempre qualche Tir che affogava le marce arrancando in salita. Ho preferito tentare di perdere i sensi. Ma la circolazione bloccata e la conseguente assenza di irrogazione sanguigna del cerebro, non ha sortito l’effetto sperato. Ergo: veglia lucida.

Arrivo: Nha Trangh (o una roba simile). Sognavo una dolce localita’ balneare distesa sonnecchiosa su di una baia. Mi ritrovo invece in un mega abuso edilizio (se ci fosse stata una qualche regolamentazione a monte) che richiama fortemente Ha Long City (la baia dei porci in cui ho assistito alle prove generali del Diluvio universale per il settore sud-est asiatico) da 2 milioni e mezzo de abitanti. La risposta emotiva e’ stata fortissima. Puro Flashback.

DIGRESSIONE n.1: In Vietnam non esiste lembo di terra non utilizzato. Coltivazione o pascolo: c’e’ sempre una sorta di continuita’ dell’abitato. Baracche in lamiera, costruzioni cementificate oppure le classiche case di bambu’ e foglie. Operosi come formiche sono sempre all’opra china, sembra quasi a qualsiasi ora del giorno o della notte.

DIGRESSIONE n. 2: mi sono dimenticato di parlarvi di Kim. Un vero soggetto: gestisce un ristorante a HOI An, “IL CAFE’ DES AMI’”. Il cervello completamente bruciato per Brassens (infatti il locale e’ tappezzato di foto del noto cantautore transalpino). Aria da marpione navigato ti accoglie facendoti capire che e’ un grande Chef (dice di aver girato l’europa) e ai grandi chef non e’ consentito nutrire risentimenti di alcun tipo verso la cultura che ti ha portato con la corrente del mare qualche decina di anni di colonizzazione. Ti serve il cibo, lo tagliuzza come dice lui (ad esempio porta del wonton cinese, gli chiedi “e’ wonton?” risponde “no!” poi aggiunge una salsina e dice “ecco ora e’ wonton !”) e aspetta con uno sguardo febbrile che porti alla bocca la prima cucchiaiata. Mastichi. Alzi lo sguardo e lui, con un sorriso imbarazzante, ti invita ad applaudire. Non so se si tratta di autosuggestione ma il cibo mi e’ parso  veramente buonissimo. Fosse anche suggestione ora so che funziona. Invito chiunque voglia farne tesoro ad appropriarsi di tali tecniche psicodinamiche. Potrebbero tornare utili anche ai precari. Pensate al callcenterista: risponde al telefono dice le sue cosette e, terminata la conversazione, si gira verso il capetto con un sorriso smagliante invitandolo all’applauso, “un opera d’arte sta’ telefonata, nevvero?”. Successo assicurato assieme al contratto a tempo indeterminato.

Forte della esperienza fatta per fare esodo dalla baia dei porci, ho sequestrato un tassinaro (a proposito, durante questo viaggio ho nutrito una forte solidarieta’ per i professionisti dello scorazzo motorizzato e, a tal proposito, consiglio a tutti la recensione del saggio sui taxi neviorchesi proposta del mio mentore SALGALALUNA il cui link lo trovate nascosto qui a fianco) e gli ho offerto una somma pari a 20 euri per fuggire insieme verso lidi dal sapore meno Corviali. Lui ha accettato di buon grado asserendo che per quella cifra mi avrebbe portato anche in Italia.  Ed ecco che decido la prossima tappa, Mui Ne! 5 ore de Tacchisi. Arrivo sfranto come un podista cor bypass. Ma arrivo. Altra grande baia. Ma in questo caso tutto l’agglomerato si estende su di unica strada (che stranamente non si chiama Le Loi….ma se cerco scommetto che la trovo, foss’anche un vicolo). Decisamente meglio. Affamato di ristoro, cerco una location confortevole e trovo una specie di “Resort”. Mi sono piazzato in un bungalow munito di tutti i conforts situato proprio sulla spiaggia. Vi giuro che non ce la facevo proprio piu’. Francamente riposante anche se fuori dagli standards politically correct (ma a proposito quali sono? se ne esistono cedo volentieri il testimone alla rettitudine di chi se ne fa alfiere, con i migliori auguri per il suo ego e per la vacuita’ delle scelte puramente estetiche). Cari amici vicini e lontani, il pesce mi aspetta sfrigolante. Penso che spendero’ altri due o tre giorni a fancazzare. Poi sara’ la volta di Ho Chi Minh City. L’ultima tappa.

Da MUI NE, Vietnam meridionale, Pianeta Terra

NANO NANO