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CORREVA L’ANNO 1975… Agosto 26, 2006

Posted by otrantolab in Uncategorized.
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Cito a memoria (ha ha ha):

Rispetto alla millenaria Hanoi, Saigon e’ giovanissima: conta infatti solo trecento anni. Ho Chi Minh City e’ ancora piu’ giovane: correva l’anno 1975, primo maggio del ‘75, quando fu ribattezzata Thanh Pho Ho Chi Minh (la citta’ di Ho Chi Minh) su istanza del Comitato di Gestione Provvisorio. Ventiquattro ore prima di questo cambio toponomico, il mattino del 30 aprile, la gloriosa 203a divisione blindata dell’esercito nordvietnamita comandata dal generale VAN TIEN DUNG era entrata a Saigon. Alle ore 8 e 20 di quel medesimo mattino, un elicottero nord americano accendeva con una certa frettolina i rotori decollando dal tetto dell’ambasciata USA e alle 9 e 20 il generale Duong Van Minh, eletto presidente del Vietnam del Sud da tre giorni (eppoi noi ci permettiamo di usare ancora la metafora del cerino acceso) lanciava un appello per il cessate il fuoco. Alle 10 e 45 il primo blindato della suddetta divisione Viet abbatteva il cancello del Palazzo Presidenziale e alle 11 e 30 Bui Quan Than, comandante della compagnia, spiegava la bandiera del Fronte di Liberazione Nazionale dal balcone del quarto piano. Gli abitanti di My Lai (500 civili sterminati dalle civilissime truppe stellestriscianti), quelli di Kim Phuc (480) e di Trang Bang (280) insieme a tanti altri, non poterono assistere a quel momento storico. Alle 13 e 20 Duong Van Minh fece un ultimo discorso radiofonico “dichiaro che il governo di Saigon e’ completamente sciolto. A qualunque livello”. GIAI PHONG: la liberazione di Saigon. Dopo ventinove anni di guerra si era compiuta Giai Phong. Zion era libera. Alle 16 di quello stesso lunghissimo giorno, l’allora segretario di stato americano Mr Henry Kissinger tenne una conferenza stampa con il consueto aplomb, annunciando la caduta di Saigon (chi c’era racconta solo di un lieve ma anomalo tic all’occhio destro).

Mattina a zonzo. Delirio delirante. I motorini sono ovunque, su strade, scale, androni, balconi, bagni, vasche da bagno et similia. Innanzi tutto ho tentato di pacificare i bollori di un autoctono alla guida di un motorello su cui trasportava un motore da trattore legato al posto del passeggero. Dinamica: strada vuota, puntino nero all’orizzonte. Attraverso. Mi punta. Mi fermo. Non cambia direzione allora avanzo. Lui invece la cambia e mi aripunta. Mi arifermo. Lui mi inchioda sui lacci delle scarpe con una faccia disgustata. Era nervoso. Capita anche ai migliori trasportatori di motori diesel su motorini. Eppoi devo confessare che ogni tanto anche io, quando torno dal lavoro e mi girano le palle, aspetto ardentemente di arrivare a Piazza Venezia per incrociare qualche blond tourist angloparlante e poter cosi’ ritardare un pochetto la frenata. Solamente un dettaglio: non sono biondo e il mio inglese fa cagare.

Cattedrale di Notre Dame: sede arcivescovile vietnamita. Veramente prescindibile. Costruzione di fine ottocento in puro stile neoromantico. La salva solamente il fatto che e’ situata nel bel mezzo del piu’ assurdo meltingpot architettonico mai visto. Grattacieli vetrati a specchio, palazzi coloniali, cubici edifici in cemento armato e palazzoni soviet di un razionalismo d’importazione.

La Posta centrale: bellissima. Costruita da messieur Gustave Eiffel, realizzata nel 1891 con una immensa armatura metallica. L’interno, veramente vasto, e’ simile ad una stazione ferroviaria: grandi ventilatori a pale sul soffitto e sul fondo (dulcis) un enorme ritratto dello Zio  HO che, con un sorriso sornione, si chiede cazzo ci fai in un posto cosi’ con tanti internet point in giro. Glielo spiego: ogni bancone e’ dotato di una enorme ciotola di colla e pennellino per chiudere e affrancare le lettere, io adoro la coccoina sin dalla seconda elementare, ergo mi sono messo a sniffare le ciotoline saltellando come un cane da tartufo…….vi assicuro che l’effetto non e’ il medesimo delle colle sintetiche tanto amate nelle periferie sud – americane.

Eppoi mi sono ritrovato nei giardini centrali dove alle ore 18 e 30 tutta H.C.M.C. si riversa per fare sport. Devo dire che il confine tra lo Sport (maiuscola sulla S, sinonimo di abnegazione e di maschio edonismo) e il ludibrio e’ assolutamente sottile. Infatti a parte qualche torzioncina del busto appena accennata, invece di strafannarsi di fatica a correre (da noi gli ipocriti parlano di salute mentre gli onesti gia’ assaporano un qualche commento positivo sulla propria tonicita’) giocano a Volano, lo sport con le racchettine fini fini fini. E si spaccano di risate. Sulla mia destra scorgo un’altra specie di volano, senza racchette. Si calcia con i piedi una molla piumata: TONH. Non resisto, ne compro una e con la scusa di farmi vedere come si usa costringo il commerciante ambulante a giocare con me un’oretta. Pur di venderla mi ha tirato la molla centosessanta volte mentre io mi limitavo a rilevare ad ogni calcio quanto differiva la direzione scelta con quella effettivamente presa dal Tonh.

Cari tutti che dire….giornata piena…….a domani

Da H.C.M.C., Vietnam Meridionale, Pianeta Terra

NANO NANO