MENO TRE Agosto 29, 2006
Posted by otrantolab in Uncategorized.6 comments
Ne mancano tre di giorni al rientro.
Io intando sto girovagando a culo in questo posto incasinatissimo. Devo ammettere che dopo quattro giorni immerso in questo lavacro di decibel sparati ad altezza uomo, incomincio a patire degli effetti non propriamente positivi:
- Notevole diminuzione della capacita’ uditiva. Gia’ stavo sulla buona strada ma ora ho proprio bisogno del famoso cornetto di rame. Se ne vedono parecchi in giro. Prossimo acquisto.
- Mal di testa incipiente. Appena alzato ho la sensazione che un cyclo carico di turisti americani obesi si sia divertito a transitare sulle tempie tutta la notte.
- Paranoia da attraversamento. Non so piu’ dove guardare. Attraversando sento le pupille che cercano uno spazio inesistente per riuscire a vedere a 360 gradi.
- Sudorazione irrefrenabile e lingua felpata da smog. E dire che sul lungo tevere in moto mi sembra di stare sulle alpi. Credevo di essere abituato alla pollution, invece……
A parte le lamentazioni da anziana nella telefonata mattutina alla comare (detta anche “lista degli acciacchi”) va tutto bene. Ieri sono stato in un posto surreale: il giardino botanico con annesso Zoo. In realta’ puntavo al museo della storia ma aime’ il lunedi’ e’ chiuso. Ho quindi ripiegato sul parco sperando in un oasi protetta da inquinamento acustico. Trovata? Direi di no visto che c’erano delle scimmie nevrotiche urlanti (vorrei vedere voi in 4 metri quadri sporchi come il cesso del noto campeggio “Malapezza”). Il posto e’ talmente squallido da risultare affascinante. Non si capisce una mazza sul tipo di piante presenti. Mentre gli animali sono piuttosto riconoscibili (per un maestro come me che ha finito ben tre album di figurine alla tenera eta’ di 12 anni). Il cielo d’un tratto si e’ fatto viola. La pioggia era il meno che ci si potesse aspettare. Quindi mi sono diretto verso il celebre Hotel Rex, luogo di intrighi internazionali durante la guerra nonche’ residenza degli alti ufficiali usa. Terrazza super cafona munita di enorme corona di plastica fiammeggiante di lucine. Da qui, sorseggiando un pastis, ho assistito al temporale del secolo. Quattro ore di pioggia incessante che ammaccava le macchine. Appena finito, in strada, le automobili galleggiavano (piu’ o meno). Sono giunto in albergo in canoa dove sono crollato. Capisco che la microfisica dei miei racconti si sia fatta lievemente intimista e quindi poco interessante. Ma che dire? I miei giri sono minati dalla poca resistenza. Cerchero’ di fare di meglio.
Da H.C.M..C., Sud Vietnam, Pianeta Terra
Nano Nano