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IDROLITINA marzo 25, 2008

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Ci sono giorni che scorrono apparentemente invano ed altri che segnano valichi ad est.

Sete e fame.

Oggi si cammina, aprile è vicino.

Acqua e idrolitina per vederci meglio, pane ed esodo per avanzare spedito.

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A VOLTE RITORNANO marzo 25, 2008

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SI AVVICINANO LE FERIE luglio 31, 2007

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e io, lentamente esco dalla mia ibernazione. Rigenerato? salubre come un delfino? gioviale come un benedettino? non direi.

L’inverno è stato lungo e gli occhi – leggermente stanchi –  mi consigliano di bere,  muovere un arto, dire qualcosa. Qualunque. E sulle parole vuote  io sono un maestro. Eccomi qui  fuori dalla grotta, dal tronco, dalla buca… già….. fuori……. fuori?
Un dubbio.

Sto uscendo dalla tana o….. ci sto forse rientrando?

Mah

In ogni caso questa estate sarà plurale, estate in compagnia.  Per noi detrattori militanti delle guide (turistiche) assertive, la pluralità vacanzifera è un diversivo che probabilmente distoglierà l’attenzione verso il catalizzatore di rancore per eccellenza: la famigerata Lonely Planet.

Non sarà la solita estate.

STALLO settembre 9, 2006

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La difficolta’ di accesso alla rete nel tempo di presunto non lavoro appare la scusa per giustificare lo stallo argomentativo che non mi consente di scrivere.

La Roma ha vinto e sto aggirando la sindrome da rientro al lavoro egregiamente.

Oggi giornata di inaugurazione della Fiera del Levante. Prodi annuncia le linee guida in materia di politica economica. La pigrizia mentale dei nostri prodi cassieri fa rimbalzare sulle pagine dei giornali la solita puzzolente nenia monetarista. Pensioni, mentre parlano di pensioni il mio sistema nervoso si altera. Lo scalone. Lo vogliono ammorbidire. Cazzo, questo si chiama coraggio. Quanto c’e’  da imparare. E dagli coi tagli alla spesa. Ma quando si uscira’ dalla crisi del novecento? La teoria massa biologica. Anche la merda quando esposta all’aria con il tempo diviene prezioso combustibile per reificare l’esistente. E allora basta solo attendere. I nostri girano la clessidra.

E’ UFFICIALE: ROTA ! settembre 2, 2006

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Cari tutti, con il mio uovo sono tornato a Ork.

E sono nuovamente davanti a questo mostro succhia energie. Perchè? Francamente non lo so. Nel frattempo sto provando le tecniche da superamento di Jatlag consigliate da alcuni amici viet: tirare a stare sveglio fin quando non senti che invece stai per stirare. Fermarsi un secondo prima del fatale attimo e crollare in un sonno liberatore per 24 ore di fila. Ciò detto sto per entrare in letargo visto che a questo punto prima dello svenimento sento che non manca molto. Comunque il viaggio è stato ottimo e abbondante.

Tanto per tenermi fresco dopo essere atterrato ho lasciato bagagli nello sgabuzzino in cui abito e sono uscito. Diciamo che c’erano le condizioni etiche e morali che giustificavano un percorso a piedi niente affatto breve (in relazione alle condizioni personali ovviamente).  Ora il risultato è che il mio encefalo va a carbone (non che di solito brilli, ma 32 k sono veramente pochi).

Foooorrsssse     riiiiicomiiiiiiiiinciiiiiiiiiiiiiiiiooooooooooo   daaaa      Rooooooommaaaaaaaa

Bip   Bip   Bip   Bip   Bip       Bip         Bip          Biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii  

MENO UNO – ZERO !!!!!!! agosto 31, 2006

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Due in uno.  Sioriiiiiii e Sioreeeeee oggi Post scontato! Lo si da via per nullaaaaa

Come nelle migliori tradizioni narrative, l’epilogo dovrebbe essere un passaggio carico di significati e conclusioni. Temo pero’ che deludero’ anche i lettori meno esigenti. A questi appuntamenti generalmente arrivo in ritardo. Sara’ ansia da prestazione? Meglio il basso profilo.

Comunque due cose le dovro’ pur dire.

E’ stato veramente un viaggio notevole. Un paese incredibilmente bello abitato da gente straordinaria. Lo so, scontato e retorico. Sugli sconti vi avevo avvertito all’inizio e senza retorica che mondo sarebbe? Asciutto come un nervo teso. Preferisco le alterazioni bucoliche, gli eccessi, i carnevali e i lazzi (lo so, questo si era capito).  

I Vietnamiti sono esili ma forti, il vento difficilmente li piega. Il fatalismo lucido che si intravede nelle rughe di umanita’ diffusa, non e’ mai nichilismo fonte di assenza ma puro coraggio. Fuso e colato in stampi adattati con amore artigianale, garantisce aereodinamicita’. Ecco, nella borsa come souvenir del viaggio, ne piego un paio di questi vestiti. Spero di essere in grado di indossarli ogni tanto. Ne servono parecchi di strati per rompere il ferro impalpabile che struttura le gabbie nel nostro lato di globo. Nel taschino sarebbe utile metterci anche un bel paio di occhiali con cui sorvegliare attentamente le nostre mani che, talvolta, consapevolmente o meno, contribuiscono a costruirle (dentro o fuori di noi).

Concludo con ottimismo, va’: da quaggiu’ sono davvero evidenti le potenzialita’ umane. Adattamento, slancio e avanzamento sono nelle nostre corde anche davanti all’impossibile (sull’oggettivita’ dell’ “impossibile” seguira’ un apposito trattato nel consueto mix di banalita’ e insopportabile retorica tanto amato, quanto meno da me!). Mi / Vi auguro elasticita’ al vento e resistenza alla pioggia!

Con il Vietnam nel cuore

sempre vostro

Nano Nano

P.s. Ricomincio da San Giovanni?

MENO DUE agosto 30, 2006

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Allora, mattina interrata come formiche.

CU CHI: nei pressi di  H.C.M.C. dal ’60 al ’75 (anche se una parte e’ preesistente ed utilizzata  nel conflitto contro i francesi) e’ stata scavata una infinita rete di cunicoli sotterranei distesa su ben 200 km. Gli scavatori erano dotati di un cestino in paglia e di una specie di paletta. Giorno dopo giorno e notte dopo notte hanno ricreato una citta’ sotterranea sino alle porte di Saigon. Quest’area dal 1970 e’ stata dichiarata “zona di fuoco libero” ovvero tutti, ma proprio tutti, quelli che rientravano da una missione erano tenuti a scaricare qui le munizioni rimanenti (bombe/napalm/defolianti di varia natura). Si poteva sparare su  tutto cio’ che si muoveva. Loro stavano sei metri sotto terra. Tre livelli. Cucina, dormitori, ospedale munito di sala parto (ho conosciuto una tipa nata del dedalo) e  sale riunioni. Raccoglievano le bombe inesplose e le riciclavano per farne mine anticarro. Progettavano e costruivano trappole medioevali con lance e corde. Cosi’ il Viet Minh ha piegato per la prima volta nella storia il ciclope coi jeans (nulla di personale contro il capo di abbigliamento).

I cunicoli sfruttavano per l’aereazione i numerosi nidi di termiti presenti sul terreno, dall’interno vi piantavano del bambu’ in modo tale da poterli rendere sia invisibili che protetti dalla pioggia.

Gli ingressi erano minuscoli, immaginate due libri in economica einaudi uno a fianco all’altro. Questo e’ un tipico esempio di come si trasforma una debolezza in un punto di forza: I Viet erano pelle e ossa perche’ malnutriti. Una evidente inferiorita’ fisica rispetto ai ragazzotti cresciuti a bistecche e’ stata tramutata in un vantaggio scavando passaggi ed ingressi strettissimi. Cio’ impediva ai cosidetti rat hunters (cosidetti dai gringos stessi of course) di gironzolare allegramente nei sotterranei della rete. La forza e’ relativa. Sembra essere una conferma empirica di come (filosofeggiando per banalita’  sulla scorta di una qualche rivista divulgativa a fascicoli acquistata in edicola) le specificita’ e le differenze siano tutte  assolutamente neutrali, prive di una determinata attribuzione valoriale. Dipende da come vengono usate/contestualizzate se si tramutano in forza/valore o in debolezza/dispersione.

La guida ci ha offerto un breve passaggio in uno di questi cunicoli. Ci dice “solo 10 metri”. Mi dico “solo 10 metri!”. Beh sono stati i dieci metri piu’ lunghi della mia vita. Strettissimo, per avanzare ho provato a stare accucciato (come nelle foto antistanti l’ingresso) ma ben presto mi sono spalmato a carponi. Mancava l’aria. La luce andava e veniva. Insomma vi assicuro che e’ una roba da far venire la claustrofobia pure a uno speleologo. Eravamo incolonnati e davanti a me uno stronzo di spagnolo si fermava ogni cinque secondi per autofotografarsi nel buio. Chissa’ cosa esprimeva la mia faccia nella foto. Il caldo aumentava. Dietro di me una signora Taiwanese sui 50 incominciava a chiedere se qualcuno aveva una cardio aspirina. Il tunnel non era dritto, ogni due metri una curva ad angolo retto. Perche’? Boh!

Curva – fotografia – cardioaspirina – curva e alla fine luce fu!

Fuori cucina da campo in stile vietcong del ’75, magiato patate lesse  in stile vietcong del ’75 e bevuto the verde del medesimo stile ed anno.

A 50 metri un poligono: poveri coglioni possono affittare un Ak 47 o un M (nun me ricordo il numero) e rivivere l’ebbrezza del conflitto. Peccato che il realismo del napalm non gli bruci appena appena il culo terminata l’esercitazione (nulla di grave, solo una leggera sfiammatella). Potrebbe aggiungere un non so che di Vietnam del ’75 ai turisti in cerca di emozioni forti.  

Ora sono in citta’. Assalito dalla solita pioggia mi sono rifugiato in un punto informatizzato.

A domani

H.C.M.C., Vietnam Meridionale, Pianeta Terra

Nano Nano

MENO TRE agosto 29, 2006

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Ne mancano tre di giorni al rientro.

Io intando sto girovagando a culo in questo posto incasinatissimo. Devo ammettere che dopo quattro giorni immerso in questo lavacro di decibel sparati ad altezza uomo, incomincio a patire degli effetti non propriamente positivi:

– Notevole diminuzione della capacita’ uditiva. Gia’ stavo sulla buona strada ma ora ho proprio bisogno del famoso cornetto di rame. Se ne vedono parecchi in giro. Prossimo acquisto.

– Mal di testa incipiente. Appena alzato ho la sensazione che un cyclo carico di turisti americani obesi si sia divertito a transitare sulle tempie tutta la notte.

– Paranoia da attraversamento. Non so piu’ dove guardare. Attraversando sento le pupille che cercano uno spazio inesistente per riuscire a vedere a 360 gradi.

– Sudorazione irrefrenabile e lingua felpata da smog. E dire che sul lungo tevere in moto mi sembra di stare sulle alpi. Credevo di essere abituato alla pollution, invece……

A parte le lamentazioni da anziana nella telefonata mattutina alla comare (detta anche “lista degli acciacchi”) va tutto bene. Ieri sono stato in un posto surreale: il giardino botanico con annesso Zoo. In realta’ puntavo al museo della storia ma aime’ il lunedi’ e’ chiuso. Ho quindi ripiegato sul parco sperando in un oasi protetta da inquinamento acustico. Trovata? Direi di no visto che c’erano delle scimmie nevrotiche urlanti (vorrei vedere voi in 4 metri quadri sporchi come il cesso del noto campeggio “Malapezza”). Il posto e’ talmente squallido da risultare affascinante. Non si capisce una mazza sul tipo di piante presenti. Mentre gli animali sono piuttosto riconoscibili (per un maestro come me che ha finito ben tre album di figurine alla tenera eta’ di 12 anni). Il cielo d’un tratto si e’ fatto viola. La pioggia era il meno che ci si potesse aspettare. Quindi mi sono diretto verso il celebre Hotel Rex, luogo di intrighi internazionali durante la guerra nonche’ residenza degli alti ufficiali usa. Terrazza super cafona munita di enorme corona di plastica fiammeggiante di lucine. Da qui, sorseggiando un pastis, ho assistito al temporale del secolo. Quattro ore di pioggia incessante che ammaccava le macchine. Appena finito, in strada, le automobili galleggiavano (piu’ o meno). Sono giunto in albergo in canoa dove sono crollato. Capisco che la microfisica dei miei racconti si sia fatta lievemente intimista e quindi poco interessante. Ma che dire? I miei giri sono minati dalla poca resistenza. Cerchero’ di fare di meglio.

Da H.C.M..C., Sud Vietnam, Pianeta Terra

Nano Nano 

NON POTETE CEDERE CIO’ CHE NON E’ VOSTRO agosto 27, 2006

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Mattinata passata al Palazzo della riunificazione. In uno stile architettonico moderno, l’edificio simbolo del governo sud vietnamita e’ rimasto assolutamente identico a come era il 30 aprile 1975. Come gia’ evidenziato (vedi post precedente), fu proprio verso questo edificio che si diressero le truppe corrazzate dell’esercito di liberazione appena entrate a Saigon. Dopo aver divelto i cancelli di ferro battuto, un soldato irruppe nel palazzo, sali’ le scale e, dal balcone del quarto piano, dispego’ la bandiera vietcong. Nella decoratissima sala delle udienze, al secondo piano, il generale Minh (quello con un cerino grosso come una quercia non propriamente in mano), capo dello stato da appena 43 ore, era in attesa con il suo consiglio dei ministri  “Vi aspetto da questa mattina presto per rimettervi i poteri” disse al primo ufficiale che entro’ nella stanza. “Un passaggio di poteri e’ fuori discussione” rispose il militare. “Non potete cedere cio’ che non e’ vostro!”. Fine del discorso.

Nel 1868 (sempre citando a memoria e sempre “ha ha ha”) questo palazzo e’ stato la residenza del governatore francese della Cocincina. Quando i galli se ne andarono, vi si insedio’ il presidente sud vietnamita Ngo Dinh Diem. Mr Diem non era quello che si dice un presidente tanto amato, anzi. Nel 1962 la sua stessa aviazione (in particolare un alto ufficiale che aderi’ alla causa viet minh) bombardo’ il palazzo nel tentativo, non riuscito, di ucciderlo. L’aereo del suddetto ufficiale e’ gelosamente custodito nei giardini antistanti il palazzo. Dopo tale increscioso incidente al presidente Diem venne una leggera paranoia e fece costruire un bunker sotto terra (veramente angosciante). I lavori finirono nel 1966 ma purtroppo il presidente tanto amato venne assassinato dalle sue truppe tre anni prima.

L’interno e’ elegante ma al contempo sobrio. Non manca nulla: sale riunioni enormi, gli appartamenti presidenziali (muniti di modellini di barche, code di cavallo, zampe di elefante mozzate e la collezione completa di Topolino), la stanza da gioco (biliardino incluso),  la sala proiezioni, l’eliporto, la sala da ballo e il casino’.

Nel pomeriggio mi sono portato a nord-est per visitare il quartiere cinese: Cholon. Navigando tra la marea umana ho scoperto un posto assurdo. La piu’ grande china town del mondo (dopo Pechino). Occupanti per mille anni prima e marginalizzati poi, i cinesi sono lentamente ritornati per fare businnes. Nel groviglio bio meccanico (uomo-motorino) sono entrato nel mercato coperto di Binh Tay. Tre piani, mezzanini e ballatoio che circonda l’intero edificio: un dedalo infinito dove non esiste centimetroquadro utilizzato o abitato. Si trova di tutto.  Per i tre quarti del cibo (quantomeno presumo essere tale) non sono stato in grado di dare una minima definizione. Bambini portavano al guinzaglio granchi giganti, i quali storditi e confusi abbaiavano al suono dei tamburi di rame fatti vibrare da un vecchio sul quale inciampava una cicciona che portava vasi con piante semicarnivore attratte dalla carne di serpente appesa ad una feritoria ad essiccare. Intorno oggetti e persone roteavano. Che meraviglia. Come vedere un film all’interno di una lavatrice. 

Per oggi e’ piu’ meno tutto, a domani. 

H.C.M.C., Vietnam Meridionale, Pianeta Terra

Nano Nano

CORREVA L’ANNO 1975… agosto 26, 2006

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Cito a memoria (ha ha ha):

Rispetto alla millenaria Hanoi, Saigon e’ giovanissima: conta infatti solo trecento anni. Ho Chi Minh City e’ ancora piu’ giovane: correva l’anno 1975, primo maggio del ’75, quando fu ribattezzata Thanh Pho Ho Chi Minh (la citta’ di Ho Chi Minh) su istanza del Comitato di Gestione Provvisorio. Ventiquattro ore prima di questo cambio toponomico, il mattino del 30 aprile, la gloriosa 203a divisione blindata dell’esercito nordvietnamita comandata dal generale VAN TIEN DUNG era entrata a Saigon. Alle ore 8 e 20 di quel medesimo mattino, un elicottero nord americano accendeva con una certa frettolina i rotori decollando dal tetto dell’ambasciata USA e alle 9 e 20 il generale Duong Van Minh, eletto presidente del Vietnam del Sud da tre giorni (eppoi noi ci permettiamo di usare ancora la metafora del cerino acceso) lanciava un appello per il cessate il fuoco. Alle 10 e 45 il primo blindato della suddetta divisione Viet abbatteva il cancello del Palazzo Presidenziale e alle 11 e 30 Bui Quan Than, comandante della compagnia, spiegava la bandiera del Fronte di Liberazione Nazionale dal balcone del quarto piano. Gli abitanti di My Lai (500 civili sterminati dalle civilissime truppe stellestriscianti), quelli di Kim Phuc (480) e di Trang Bang (280) insieme a tanti altri, non poterono assistere a quel momento storico. Alle 13 e 20 Duong Van Minh fece un ultimo discorso radiofonico “dichiaro che il governo di Saigon e’ completamente sciolto. A qualunque livello”. GIAI PHONG: la liberazione di Saigon. Dopo ventinove anni di guerra si era compiuta Giai Phong. Zion era libera. Alle 16 di quello stesso lunghissimo giorno, l’allora segretario di stato americano Mr Henry Kissinger tenne una conferenza stampa con il consueto aplomb, annunciando la caduta di Saigon (chi c’era racconta solo di un lieve ma anomalo tic all’occhio destro).

Mattina a zonzo. Delirio delirante. I motorini sono ovunque, su strade, scale, androni, balconi, bagni, vasche da bagno et similia. Innanzi tutto ho tentato di pacificare i bollori di un autoctono alla guida di un motorello su cui trasportava un motore da trattore legato al posto del passeggero. Dinamica: strada vuota, puntino nero all’orizzonte. Attraverso. Mi punta. Mi fermo. Non cambia direzione allora avanzo. Lui invece la cambia e mi aripunta. Mi arifermo. Lui mi inchioda sui lacci delle scarpe con una faccia disgustata. Era nervoso. Capita anche ai migliori trasportatori di motori diesel su motorini. Eppoi devo confessare che ogni tanto anche io, quando torno dal lavoro e mi girano le palle, aspetto ardentemente di arrivare a Piazza Venezia per incrociare qualche blond tourist angloparlante e poter cosi’ ritardare un pochetto la frenata. Solamente un dettaglio: non sono biondo e il mio inglese fa cagare.

Cattedrale di Notre Dame: sede arcivescovile vietnamita. Veramente prescindibile. Costruzione di fine ottocento in puro stile neoromantico. La salva solamente il fatto che e’ situata nel bel mezzo del piu’ assurdo meltingpot architettonico mai visto. Grattacieli vetrati a specchio, palazzi coloniali, cubici edifici in cemento armato e palazzoni soviet di un razionalismo d’importazione.

La Posta centrale: bellissima. Costruita da messieur Gustave Eiffel, realizzata nel 1891 con una immensa armatura metallica. L’interno, veramente vasto, e’ simile ad una stazione ferroviaria: grandi ventilatori a pale sul soffitto e sul fondo (dulcis) un enorme ritratto dello Zio  HO che, con un sorriso sornione, si chiede cazzo ci fai in un posto cosi’ con tanti internet point in giro. Glielo spiego: ogni bancone e’ dotato di una enorme ciotola di colla e pennellino per chiudere e affrancare le lettere, io adoro la coccoina sin dalla seconda elementare, ergo mi sono messo a sniffare le ciotoline saltellando come un cane da tartufo…….vi assicuro che l’effetto non e’ il medesimo delle colle sintetiche tanto amate nelle periferie sud – americane.

Eppoi mi sono ritrovato nei giardini centrali dove alle ore 18 e 30 tutta H.C.M.C. si riversa per fare sport. Devo dire che il confine tra lo Sport (maiuscola sulla S, sinonimo di abnegazione e di maschio edonismo) e il ludibrio e’ assolutamente sottile. Infatti a parte qualche torzioncina del busto appena accennata, invece di strafannarsi di fatica a correre (da noi gli ipocriti parlano di salute mentre gli onesti gia’ assaporano un qualche commento positivo sulla propria tonicita’) giocano a Volano, lo sport con le racchettine fini fini fini. E si spaccano di risate. Sulla mia destra scorgo un’altra specie di volano, senza racchette. Si calcia con i piedi una molla piumata: TONH. Non resisto, ne compro una e con la scusa di farmi vedere come si usa costringo il commerciante ambulante a giocare con me un’oretta. Pur di venderla mi ha tirato la molla centosessanta volte mentre io mi limitavo a rilevare ad ogni calcio quanto differiva la direzione scelta con quella effettivamente presa dal Tonh.

Cari tutti che dire….giornata piena…….a domani

Da H.C.M.C., Vietnam Meridionale, Pianeta Terra

NANO NANO